CHIAVE DI s-VOLTA – Ricostruire Accogliendo
Fondo Volontariato L. 266/91 Direttiva 2016 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

La chiave di volta, la pietra posta al vertice come elemento indispensabile alla stabilità della costruzione, punto di sintesi e di unione di forze (o debolezze) contrastanti e diverse che – grazie ad essa – si compongono in equilibrio; se essa dovesse cedere o mancare, tutta la struttura rovinerebbe.
Nel terremoto che ha colpito il Centro Italia, di chiavi di volta crollate ne abbiamo viste tante, di strutture abbattute al suolo e di vite spezzate ne abbiamo avuti pieni gli occhi, ma qualcosa, nonostante tutto, è rimasto in piedi, intatto. Un indomabile desiderio di bene, di bello, di ripartire, di ricostruire non tanto e non solo gli edifici crollati, ma una volontà di rifondare la speranza che dà senso alla vita dell’uomo. La vera chiave di volta, cioè il cuore dell’uomo, è rimasto intatto, anzi paradossalmente ridestato; e la “svolta” è proprio che è possibile ri-costruire scommettendo su questo cuore, sulla possibilità che la ri-costruzione sia occasione di accoglienza per tutti, a cominciare proprio da chi appare più debole o svantaggiato.
Attraverso questo progetto, infatti, si è voluto educare le persone accolte nelle realtà sociali alla ricostruzione dei luoghi del bene comune. In un primo momento la ri-costruzione ha riguardato alcuni luoghi che queste persone frequentano nel loro territorio (sedi di associazioni di volontariato, realtà sociali, centri di aggregazione), in cui è stato possibile apprendere semplici lavorazioni (costruzione di semplici arredi, piccole manutenzioni, pulizie, tinteggiature, girdinaggio, etc.) grazie all’accompagnamento di artigiani volontari e persone esperte.
Sono stati coinvolti attivamente giovani studenti, in particolare della facoltà di architettura di Ferrara, e hanno partecipato alla progettazione anche architetti NEET: la possibilità di esprimere i propri talenti consente di non perdere la fiducia in assenza di un posto di lavoro, ma di coltivare la propria passione mettendola al servizio di chi ha bisogno. Questo aspetto educativo, trasversale al lavoro in sé, fa sì che un’esperienza nell’ambito del volontariato possa valere quanto uno stage in azienda. Lavorare in gruppo mettendo il proprio talento al servizio di chi ha più bisogno, accompagnati da liberi professionisti con anni di esperienza alle spalle, è un arricchimento sia per il soggetto che si coinvolge che per i destinatari del progetto.
Contestualmente alla progettazione, un altro gruppo di volontari si è impegnato al reperimento dei materiali e degli elementi di arredo: l’aspetto progettuale è infatti strettamente connesso al tema del recupero in quanto l’uno incide sull’altro.
Dopo questa sperimentazione si è potuto portare direttamente il proprio aiuto nei luoghi terremotati, nella fattispecie a Norcia, aiutando i Monaci nella ricostruzione del nuovo Monastero in legno e a rendere confortevoli e accoglienti quei luoghi destinati alla vita comunitaria del popolo che, a mesi di distanza dal sisma, necessitavano di manutenzione e cura.
Scopo del progetto è stato quello di sperimentare che l’accoglienza delle persone in difficoltà e la ricerca della bellezza possono generare un protagonismo capace di ricostruire l’umano anche in mezzo alle macerie. Giovani architetti volontari, insieme ad artigiani, tecnici professionisti e studenti universitari che gratuitamente si sono coinvolti, hanno contribuito a rendere belli alcuni luoghi dell’accoglienza, per poi intervenire nelle aree toccate dal sisma attraverso la progettazione e la realizzazione di semplici arredi – utilizzando prevalentemente materiali di recupero – la cura del verde e l’esecuzione di piccoli interventi manutentivi attuati da persone in stato di svantaggio accompagnate da volontari.






































