Bottega della Cattedrale, Ferrara

 Associazione Noi Per Loro

Il desiderio è una molla che produce cambiamento. E quando tanti desideri si mettono insieme, accadono cose impensabili. Una piccola-grande testimonianza di questa dinamica arriva da Ferrara. Protagonisti alcuni giovani architetti, un’associazione di volontariato che si occupa di carcerati, un gruppo di persone svantaggiate e molti altri ancora. Nel segno di un’amicizia divenuta feconda.

strada

C’era una volta un negozio, nel cuore della città emiliana, gestito da un gruppo di volontari. Qui si vendevano manufatti prodotti dai carcerati e articoli provenienti da realtà di cooperazione sociale. Il ricavato poi veniva devoluto a favore dei detenuti per aiutare le loro necessità primarie. Pur trovandosi in ottima posizione, in pieno centro e alla cattedrale, l’attività non produce i risultati attesi. Complice anche la crisi, ci si ingegna per capire se è possibile rilanciarlo.

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Un’amicizia feconda

Tutto parte dall’amicizia tra don Antonio Bentivoglio – cappellano del carcere e anima dell’associazione Noi per loro-Opera Monsignor Giulio Zerbini onlus – e Tommaso, un giovane studente di architettura che fa volontariato tra i detenuti. Nasce la decisione di andare controcorrente: il negozio può essere rilanciato. Ci si ingegnerà a renderlo più bello, visibile e appetibile agli occhi dei ferraresi. Per non parlare poi dei tanti turisti che ogni giorno gli passano da quelle parti. Come fare?

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Tommaso ne parla con due amici architetti. Insieme chiedono aiuto a Enrico, che oltre a condividere l’esperienza di volontariato in carcere lavora per il Centro di solidarietà di Ferrara. Egli conosce bene il mondo del non profit. Da anni infatti opera all’interno della Confraternita Santa Caterina da Siena che mette in rete 200 realtà del privato sociale aiutando le persone che le animano a tenere deste le motivazioni del loro impegno e a reperire finanziamenti per le rispettive attività.

ingresso

Il lavoro

Una parte dei fondi viene trovata anche grazie alla ricerca di donazioni da parte degli stessi architetti. Per l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione del negozio ci si affida alla disponibilità di amici che regalano tempo e competenze per l’impresa, fino a coinvolgere quaranta persone.  Nasce un’altra idea: se il negozio aiuta i carcerati, perché non coinvolgere ex detenuti già al lavoro in una cooperativa sociale?

bancone

E così arrivano cinque nuovi “operai” per provvedere a piccole manutenzioni, tinteggiature e pulizia dei locali. Ultimo tassello, un’insegna bella e accattivante all’ingresso, con la scritta “Bottega della Cattedrale”.  E’ il nuovo nome scelto per il negozio, dove oggi si vendono oggetti di artigianato, marmellate, creme di bellezza, birre e altri prodotti provenienti dai monasteri d’Italia e dalla Terra Santa.

lampade

La nuova dicitura evoca la dinamica che ha mosso gli artefici di questa piccola impresa, proprio come accadeva per le cattedrali medievali, nate con il contributo del popolo per essere eco della Bellezza.

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E proprio in questa prospettiva si muove l’associazione di volontariato Antonio Gaudì. Fondata nell’ottobre del 2013 dai giovani  architetti che hanno collaborato al rilancio della bottega e da altri amici, ha il desiderano educare le persone attraverso la cura dei luoghi recuperando la vera dimensione del lavoro. Cioè essere al servizio del bene della persona e della società. Desiderio e amicizia hanno rigenerato un’attività e fatto nascere una nuova realtà, nel bel mezzo della crisi.

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